Il futuro del lavoro nel 2026: 9 modi in cui l’IA trasformerà processi e attività
Intelligenza Artificiale
23 dicembre 2025
L’intelligenza artificiale ha trasformato la nostra quotidianità a tal punto che i termini un tempo riservati agli specialisti sono ormai parte integrante del linguaggio di tutti i giorni. Dall’autocorrezione sullo smartphone, alle mappe che ricalcolano il percorso per evitare il traffico, fino alle piattaforme di streaming che suggeriscono il prossimo contenuto: l’IA è ormai un alleato silenzioso che supporta molte delle nostre azioni. E l’ambiente di lavoro non fa eccezione.
L’IA sta ridisegnando ruoli e responsabilità in un’ampia gamma di settori e a tutti i livelli organizzativi. Sanità, Pubblica Amministrazione, marketing, turismo, IT, ingegneria e molte altre realtà stanno già ripensando processi, attività operative e modalità di erogazione dei servizi, man mano che le capacità dell’IA evolvono e diventano più accessibili.
Se il 2025 ha rappresentato un punto di svolta nell’adozione dell’IA nei contesti lavorativi, il 2026 è destinato ad approfondire questa trasformazione.
Con sistemi di IA sempre più integrati sia nelle attività di routine sia nei processi decisionali strategici, le organizzazioni sono chiamate a interrogarsi su quali cambiamenti strutturali le attendono: come si riorganizzerà il lavoro? Quali processi verranno automatizzati, potenziati o ripensati? E come garantire che questa evoluzione avvenga in modo controllato, responsabile e orientato al valore per cittadini, utenti e stakeholder?
In questo articolo, abbiamo individuato le 9 principali trasformazioni che l’integrazione dell’IA porterà nel mondo del lavoro.
1. Dai singoli strumenti a un ecosistema: l’IA diventa il nuovo layer operativo delle organizzazioni
L’IA sta passando da applicazioni isolate a una vera e propria infrastruttura operativa integrata, in grado di attraversare workflow, processi e sistemi aziendali. Più che sostituire le competenze umane, questo approccio crea un modello di “augmented framework” che accelera le decisioni, potenzia la generazione di insight e migliora l’efficienza nell’esecuzione delle attività.
McKinsey definisce questa evoluzione come superagency: l’IA amplifica — invece di rimpiazzare — il contributo umano. Le organizzazioni che adottano questo modello registrano significativi incrementi di produttività mantenendo invariati i livelli occupazionali, a conferma del fatto che l’IA funziona al meglio quando agisce come un layer abilitante delle capacità umane.
2. Intelligent Knowledge Management: dire addio alle ricerche manuali di informazioni
L’IA sta rivoluzionando il modo in cui le organizzazioni gestiscono e accedono alla conoscenza interna, riducendo in modo drastico il tempo dedicato alla ricerca di informazioni.
I team possono contare su sistemi intelligenti che sfruttano e comprendono i dati interni, offrendo le informazioni giuste al momento giusto. Questo velocizza le decisioni, evita duplicazioni di lavoro e permette alle persone di concentrarsi sulla parte a maggior valore: interpretare e applicare gli insight. Integrati direttamente nei flussi operativi quotidiani, questi sistemi trasformano la conoscenza aziendale da semplice risorsa disponibile a patrimonio immediatamente utilizzabile.
3. L’era degli AI Agent: dal supporto alla co-orchestrazione del lavoro
Nel 2026 gli AI Agent autonomi non saranno più semplici strumenti di supporto, ma veri e propri collaboratori all’interno della forza lavoro. Saranno in grado di anticipare i bisogni, mettere in discussione le assunzioni di partenza e far emergere potenziali punti ciechi o rischi.
Man mano che le organizzazioni li integreranno nei propri processi, gli AI Agent avranno la capacità di ridefinire le dinamiche aziendali, influenzare i meccanismi decisionali e trasformare il modo in cui i team collaborano, condividono responsabilità e generano valore.
4. Sicurezza, governance e AI Act: dal “wow effect” all’adozione responsabile
Con l’accelerazione dell’adozione dell’IA, le organizzazioni si trovano davanti a una doppia sfida: valorizzare l’innovazione e, allo stesso tempo, gestire i rischi. Per garantire un impiego sicuro e responsabile sono indispensabili framework di governance solidi, metriche di qualità, valutazioni del rischio approfondite e sistemi di audit chiari e verificabili.
In questo scenario, normative come l’AI Act offrono un quadro di riferimento essenziale, definendo tempistiche per la conformità dei sistemi ad alto rischio, requisiti di trasparenza e aspettative di governance. Una gestione responsabile dell’IA in azienda permette di ridurre la dipendenza da strumenti non controllati (shadow AI), mitigare i rischi legati alla sicurezza dei dati e garantire un uso etico, tracciabile e pienamente conforme delle tecnologie.
5. Nuove competenze: l’AI literacy diventa un’abilità di base in tutte le organizzazioni
L’AI literacy sta emergendo come una competenza fondamentale per tutto il personale, ben oltre i ruoli tecnici.
Sempre più organizzazioni richiedono ai team la capacità di comprendere, utilizzare e supervisionare i sistemi di IA: interpretare gli output dei modelli, riconoscere potenziali bias, verificare l’affidabilità delle fonti e valutare la correttezza delle informazioni generate.
Per mantenere queste competenze al passo con l’evoluzione delle tecnologie, servono programmi di formazione continua, diffusi trasversalmente nei diversi reparti. Le organizzazioni che investono nello sviluppo diffuso di AI literacy potenziano la propria forza lavoro, riducono i rischi operativi e rendono più informate e consapevoli le decisioni strategiche.
Per approfondire il tema, abbiamo realizzato una guida all’AI literacy.
6. Workflow amministrativi ibridi: bilanciare IA e giudizio umano
Nel 2026 l’IA diventerà un partner dinamico nei processi amministrativi e nei workflow strategici, trasformando la gestione delle attività operative senza spostare il baricentro decisionale dalle persone.
Nelle attività amministrative ad alta densità documentale, come la redazione di contratti, la preparazione di documenti regolatori o la partecipazione a bandi, l’IA può individuare incoerenze, ridurre gli errori ed esporre meno l’organizzazione a rischi.
Queste capacità permettono al personale di concentrarsi sulle attività che richiedono giudizio, contesto e capacità interpretativa, liberandolo dalla parte più ripetitiva del lavoro e incrementando allo stesso tempo produttività ed efficienza.
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7. Interazioni context-aware nei servizi e nelle operations
L’IA sta superando la logica delle risposte preimpostate e dell’automazione isolata per entrare in una fase in cui comprende contesto, intenzione e sfumature. Questo cambiamento sta ridefinendo il modo in cui le organizzazioni interagiscono, sia all’esterno sia all’interno.
Nei servizi rivolti a utenti e cittadini, ciò significa conversazioni più fluide e naturali, capaci di cogliere tono, bisogni e segnali situazionali, offrendo supporto più rapido e significativo su tutti i canali.
Lo stesso cambiamento sta trasformando le funzioni interne: i team acquisti dispongono di sistemi in grado di interpretare in tempo reale le regole di compliance; i service desk e le funzioni strategiche accedono istantaneamente alla conoscenza istituzionale necessaria per prendere decisioni informate.
Man mano che l’IA diventa sempre più context-aware, le organizzazioni possono offrire interazioni esterne più rapide e umane, mentre i processi interni diventano più accurati, efficienti e affidabili.
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8. Le competenze umane aumentano di valore: le capacità che l’IA non può sostituire
Man mano che l’IA automatizza le attività più routinarie e prevedibili, le capacità strettamente umane, che necessitano di intenzione, giudizio e responsabilità etica, diventano sempre più decisive. Competenze come pensiero critico, problem solving complesso, comunicazione efficace, collaborazione, decision-making etico e leadership empatica restano fuori dalla portata dell’automazione.
È qui che il modello human-in-the-loop (HITL) assume un ruolo centrale: l’IA gestisce l’esecuzione su larga scala, mentre le persone garantiscono supervisione, interpretazione e contesto, elementi che le macchine non sono in grado di replicare pienamente.
Le organizzazioni che investono nel rafforzamento di queste competenze human-centered saranno meglio posizionate per mantenere fiducia, accountability e vantaggio competitivo in un ambiente di lavoro potenziato dall’IA
9. Dall’adozione all’integrazione: la vera sfida del 2026
La prossima frontiera per l’IA nelle organizzazioni non è più la semplice adozione, ma un’integrazione completa all’interno di processi, persone e strutture di governance.
Per avere successo, è necessario superare iniziative pilota isolate e passare a una diffusione realmente trasversale, capace di allineare l’implementazione tecnologica agli obiettivi strategici, ai modelli di responsabilità e ai flussi di lavoro delle persone.
Costruire le fondamenta di un ecosistema di IA integrato e human-centered
Guardando al 2026, il futuro del lavoro dipenderà sempre meno dall’adozione di singoli strumenti e sempre più dalla capacità di costruire ecosistemi di IA coerenti, gestiti e centrati sulle persone. Il successo dipenderà da piattaforme in grado di integrare l’IA in modo fluido in tutte le dimensioni operative: dall’orchestrazione dei workflow al knowledge management, dalle interazioni con utenti e cittadini fino ai processi amministrativi, mantenendo il giudizio e le competenze umane al centro.
Le soluzioni Almawave, come AIWave, che funge da dorsale cognitiva per integrare i flussi di lavoro e gestire l’intelligenza artificiale; Discovery Experience, che trasforma la conoscenza aziendale frammentata in un patrimonio informativo strategico e facilmente interrogabile; i Virtual Assistants e l’Omnichannel Exchange, che migliorano le interazioni con clienti e cittadini; e il Tender Smart Assistant, che supporta processi amministrativi efficienti e conformi alle normative, mostrano come l’IA possa rafforzare, e non sostituire, il contributo umano.
Abbracciando un modello di IA integrata di questo tipo, le organizzazioni possono ottenere maggiore produttività, più trasparenza e team più responsabilizzati, garantendo che l’innovazione rimanga allineata a responsabilità, inclusione e creazione di valore per persone e istituzioni.
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